i corsi fotografici

tratto da www.dfn.it

UN PO' DI STORIA

I principi ottici e chimici su cui è basato il processo fotografico erano conosciuti anche nell'antichità, ma solamente nel secolo scorso si è potuto fissare per la prima volta una immagine su lastra di peltro spalmata con una sospensione di sali d'argento. L'apparecchio fotografico deriva dalla "camera oscura" cioè da una stanza completamente buia. Su una parete di questa stanza si pratica un foro che permette il passaggio della luce dall'esterno. Gli oggetti illuminati dal sole, che si trovano davanti a questo foro, si proiettano sulla parete opposta e quindi si può riprenderne il contorno. Dalla stanza si passò ad una grossa scatola di disegno (e quindi con maggiore possibilità di spostamento) il cui lato anteriore era chiuso da una lente. L'artista puntava dove desiderava ritrarre e ricalcava l'immagine su un foglio di carta semitrasparente. Questo strumento durò per moltissimo tempo e fu corredo di molti artisti e pittori anche famosi.

Il primo passo per fissare l'immagine che veniva riprodotta dalla scatola oscurata, senza doverla ricalcare a mano, si fece nel 1727 quando si dimostrò che il nitrato d'argento era sensibile alla luce.

Il merito di aver ottenuto la prima immagine durevole, cioè inalterabile alla luce, è del francese Nièpce che nel 1822 ritrae un angolo della sua stanza di lavoro.

Ma fu Daguerre (1787-1851) a perfezionare il procedimento esponendo una lastra impressionata a vapori di mercurio che rendevano visibile l'immagine latente, successivamente fissata. Il procedimento chiamato DAGHERROTIPO venne sfruttato moltissimo, ma aveva il difetto di essere un esemplare unico, dal quale cioè non si potevano ricavare copie. Solo nel 1841 l'inglese Talbot mise a punto un procedimento che consentiva la stampa di un numero illimitato di copie partendo da un unico negativo.

Tutto il sistema però aveva un peso considerevole ed era molto laborioso (preparazione lastre, sviluppo, fissaggio ecc.).

Nel 1884 l'americano George Eastman fabbricò le prime pellicole in rulli e nel 1888 lanciò sul mercato un apparecchio di piccole dimensioni che conteneva un caricatore da 100 pose. Scattate le 100 fotografie si doveva inviare alla Casa la macchina fotografica che sviluppava le foto in essa contenute e ricaricava l'apparecchio con altro rotolino. Il processo venne chiamato con un termine che rimase famoso nella storia della fotografia: KODAK. Nel 1891 Eastman introdusse sul mercato le prime pellicole intercambiabili a luce diurna e nel 1889 si passò dalle pellicole su carta a pellicole su celluloide tuttora in uso.

Nel 1904 i fratelli Lumière brevettarono il procedimento di fotografia a colori.

Nel 1923 venne immessa sul mercato una macchina fotografica leggera, molto maneggevole e versatile. La Leica, progettata dal tedesco Barnack.

Da allora assistiamo ad un continuo evolversi del sistema, con la soluzione di diversi problemi: l'ingrandimento, le prestazioni degli obiettivi ecc.

Alcuni ricercatori si dedicarono a sperimentazioni sulla fotografia istantanea, cioè sulla possibilità di sviluppare la pellicola all'interno della macchina fotografica. Nel 1947 il fatto divenne realtà, grazie al chimico Edwin Land, inventore del sistema POLAROID.

Si arriva quindi nel 1990 alla fotografia elettronica prodotta da macchine che registrano su un dischetto magnetico immagini a colori che possono essere viste immediatamente sullo schermo televisivo o di un computer.

A mano a mano che la fotografia passa a prodotto di largo consumo si affermano grandi industrie fotografiche: Kodak, Agfa-Gevaert, Fuji ecc. Nel 1917 in Italia nacque l'italo francese Film con stabilimento a Ferrania (da qui la marca Ferrania) che passò nel 1964 alla 3M americana, divenendo 3M Italia.

FOTOGRAFIA E SCIENZA

La fotografia si è rivelata un elemento di grande utilità anche scientifica. Basti pensare a quella aerea e orbitale (indagini meteorologiche, inquinamento, geologiche, archeologiche, agricoltura, toponomastica, obiettivi strategici ecc.), a quella a raggi x (medicina, difetti di fusione o saldatura di metalli), a quella astronomica, a quella all'infrarosso e ultravioletto (mineralogia, criminologia, medicina, restauro ecc.), a quella stroboscopica (oggetti in velocissimo movimento quali un proiettile ecc.), a quella microscopica (ricerca medica ecc.).

INVITO ALLA FOTOGRAFIA

La fotografia è diventata un fenomeno sociale (fototessera, cerimonie, vacanze, reportage, cartoline, manifesti pubblicitari, ecc…). Essa assume quindi la funzione di documentazione, interpretazione, memoria storica, ricerca sociale ecc. E' parte integrante della vita collettiva e familiare. E' opportuno e consigliabile quindi imparare il meglio possibile a manovrare l'apparecchio che abbiamo nelle mani, al fine di avere una immagine stampata che rifletta veramente quello che noi abbiamo osservato e vissuto.

La fotografia riflette ciò che il fotografo vede. L'immagine è spettacolo, emozione. Se ben interpretati, anche gli aspetti degradanti della società o della guerra possono apparire "belli".

Essa però esige conoscenza: non è sufficiente una buona attrezzatura. Esige pazienza e costanza: non bisogna deludersi dopo i primi risultati.

FOTOGRAFARE SIGNIFICA…

La parola fotografia significa "DISEGNARE O SCRIVERE CON LA LUCE", "COMUNICARE AD ALTRI LE NOSTRE SENSAZIONI".

Quindi ognuno di noi ha un modo proprio di esprimersi. Pur avendo fotografato la stessa realtà ognuno ha costruito una rappresentazione soggettiva.

ATTENZIONE: La macchina fotografica può inquadrare solo una porzione di ciò che ci sta attorno, con un taglio orizzontale o verticale: L'occhio invece non ha limitazioni nell'osservare lo spazio circostante. La realtà è in continuo mutamento; l'abilità del fotografo è saper cogliere il momento decisivo e magico e per creare una immagine artistica occorre molta pazienza valutando diversi fattori quali la luce, la composizione, la proporzione, il colore ecc.

Mentre osserviamo la realtà che ci circonda i nostri occhi dialogano con il cervello il quale rielabora i messaggi che gli arrivano, ricorda, confronta, si concentra sui particolari, fissa un centro di interesse. L'occhio della macchina fotografica non è collegato ad un cervello e quindi NON SA SELEZIONARE. Occorre quindi scegliere l'angolo di ripresa, muoversi, osservare il soggetto da diverse angolazioni, valutare l'equilibrio delle forme, il contrasto dei colori, decidere se lo sfondo è un elemento determinante della composizione o è un elemento di disturbo. In sostanza l'angolo di ripresa è molto importante: i palazzi o le strutture architettoniche mostrano la loro imponenza se fotografati dal basso, un ritratto appare più incisivo se ripreso da vicino e allo stesso livello del soggetto, campi o coltivazioni formano strutture grafiche interessanti se ripresi dall'alto, il soggetto fotografato appare più grande, rispetto allo sfondo, avvicinando il punto di ripresa.

Altro consiglio: evitare la banalità e cercare una interpretazione personale.

Prima di scattare vanno quindi attentamente valutati:

  • l'inquadratura
  • il momento
  • il centro di interesse
  • l'angolo di ripresa.